Informazioni personali

La mia foto

Laureato in filosofia, collaboratore del quotidiano indipendente "L'Adige", musicista e segretario dell'associazione di promozione sociale "Occhi Futuri". Automunito.

Animalismo: un nuovo "ismo" per un nuovo millennio

L'uomo non ha forse mai trovato la propria "terra santa". Viaggiamo fra idee morali ed etiche sublimi, ma poi ci accorgiamo che la corruzione e la mafiosità di certi la fanno da padrone. Eppure, viviamo pur sempre in un mondo pieno d'opportunità e idee, dove la libertà di fare quello che si vuole è alquanto indiscutibile. Eppure manca qualcosa. Manca esattamente ciò che i greci definivano con "telos" (τέλος), il percorso-guida, ciò che fornisce un obiettivo non preciso, ma allo stesso tempo rassicurante. L'umanità odierna lo ha probabilmente smarrito, come d'altro canto è successo in passato, e la nascita degli "ismi" ne è sempre un sintomo. Abbiamo così conosciuto un nuovo "ismo", quello che difende gli animali. "Animalismo" lo chiamano, e chi ne fa parte convoglia tutte le proprie forze psichiche e morali in una causa unica. L'animale diventa così il "telos" degli animalisti, ma è un "telos" estremamente povero, poiché non incide sul futuro dell'umanità, bensì sugli animali, i quali divengono solo in apparenza degli esseri viventi meritevoli dell'aiuto umano;
più propriamente, divengono dei feticci ai quali gli uomini senza percorso-guida attribuiscono lo status di dèi-vittime. E così, l'animalista può redimere il proprio smarrimento legandosi morbosamente ad un'unica causa. Ovviamente, lottare per la causa è cosa buona e giusta. Ma bisogna poi saper discernere fra "lotta" ed "ossessione". L'animalista non nasce immorale di natura, bensì, sentendosi smarrito nel mondo, sente la forte necessità di trovare un appiglio che giustifichi l'insensatezza dell'esistenza. Ed ecco l'animalismo, ennesimo surrogato del "telos". La morale dunque si trasforma, applicandosi a questo nuovo feticcio. Questo scritto non vuole assolutamente spezzare una lancia a favore dell'animalismo canaglia, quello che augura o sorride della morte altrui, né tanto meno desidera giustificare la perdita dell'empatia. Ciò che è successo dal caso Daniza in poi è condannabile sotto ogni punto di vista. E' necessario tuttavia interpretare il fenomeno affinché si possano determinare delle "cure" che aiutino una parte dell'umanità a rinsavire.

Nessun commento:

Posta un commento